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Acido valproico

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Anticonvulsivante; è utilizzato nel trattamento dei disordini bipolari e dell'epilessia. Ha un’emivita di eliminazione di circa 6-18 ore; passa la barriera placentare e la sua concentrazione plasmatica fetale è maggiore di quella materna. In gravidanza la clearance dell’Acido Valproico aumenta.

La sua assunzione può essere associata a sindrome dell'ovaio policistico e può determinare alterazioni del ritmo mestruale ed iperandrogenismo.

Interferisce con il metabolismo dei folati. In caso di assunzione è pertanto indicata una adeguata supplementazione di acido folico (4-5 mg/die) in epoca pre-concezionale (2-3 mesi) ed in gravidanza.

La terapia con Acido Valproico è sconsigliata, se clinicamente possibile, in donne in età fertile ed in gravidanza per l'associato rischio malformativo e di anomalie dello sviluppo neuro-comportamentale (per maggiori informazioni si riporta la pagina di approfondimento sul valproato dell'EMA 2014 e la Nota Informativa Importante AIFA 2014 e successive comunicazioni).

Gravidanza: 

1° Trimestre

 

Studi su ampi campioni di donne che hanno assunto in gravidanza Acido Valproico segnalano malformazioni congenite in una proporzione variabile tra il 6  e il 18% dei nati esposti; il rischio malformativo è dose (>700-1000 mg/die) e tempo dipendente.

Studi epidemiologici caso-controllo e di coorte hanno evidenziato che donne (in prevalenza affette da epilessia) trattate con Acido Valproico nel primo trimestre di gravidanza hanno un rischio aumentato di avere figli affetti da spina bifida, in alcuni casi associata ad idrocefalo; più rara è l’anencefalia. La frequenza di spina bifida (in particolare mielomeningocele lombare e/o sacrale) in seguito ad assunzione di Acido Valproico è stata stimata di 1,5-2 per cento, superiore a quella della popolazione generale che in Italia è circa 0,5-0.6 per mille.

Per esposizione nel primo trimestre di gravidanza (in monoterapia e/o in associazione ad altri farmaci anti-epilettici), sono state descritte diverse malformazioni congenite, tra cui microcefalia, craniosinostosi, dismorfismo facciale, palatoschisi, anomalie oculari, cardiache (in particolare difetti settali), renali, degli arti (polidattilia, aplasia del radio), ipospadia, onfalocele e rallentata crescita fetale.

Il rischio per i difetti del tubo neurale e altre malformazioni aumenta in caso di politerapia e può essere prevenuto, almeno in parte, con assunzione di acido folico in epoca preconcezionale (5 mg/die almeno 1-3 mesi prima del concepimento) ed in gravidanza.

2°-3° Trimestre

Nei neonati esposti ad Acido Valproico, soprattutto nel terzo trimestre, sono riportate alterazioni dell’emostasi (piastrine e fibrinogeno), ipoglicemia transitoria, e distress perinatale.

Studi a lungo termine su bambini esposti in gravidanza ad Acido Valproico segnalano un significativo aumento del rischio di alterazione dello sviluppo psico-motorio e neuro-comportamentale, disturbi della sfera cognitiva, deficit dell’attenzione/iperattività, disturbi del linguaggio, autismo e disordini dello spettro autistico.

Va sottolineato che tali studi sono di complessa valutazione per i molteplici fattori confondenti, tra cui la politerapia in corso di gravidanza, lo stato socio-economico, il livello cognitivo dei genitori (in particolare della madre), l’obesità e altre patologie materne, l'esposizione a fumo di sigaretta e alcolici, fattori genetici. 

Tali dati necessitano pertanto di ulteriori studi di conferma mediante studi prospettici su più ampi campioni.

 

Allattamento: 

Passa nel latte materno; per quanto riguarda l’allattamento al seno, i dati riportati in letteratura sono limitati. Il Working Group on Drugs and Human Lactation americano definisce compatibile l’allattamento al seno durante la terapia materna con Valproato in monoterapia, in quanto tale sostanza è escreta in basse dosi nel latte materno. Può determinare nel neonato ipotonia, eccitabilità, petecchie, trombocitopenia. È pertanto indicato un accurato monitoraggio pediatrico.

Revisione scientifica: 

Lunedì, 14 Marzo, 2016
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